Le varietà resistenti di nuova generazione rappresentano un primo positivo approccio alla sostenibilità delle produzioni vitivinicole che è, ad oggi, il tema di principale interesse dell’opinione pubblica mondiale e di tutti gli operatori della filiera.

Le Varietà Resistenti

La riduzione dell’impiego di composti rameici in agricoltura, la revoca di numerosi principi attivi, la stipula di disciplinari di polizia rurale sempre più limitanti unitamente alle problematiche connesse al cambiamento climatico rendono dunque incerto il futuro della nostra viticoltura. In quest’ottica, una delle risposte più concrete a disposizione dei nostri viticoltori è rappresentata dall’impiego delle varietà resistenti a peronospora e oidio. Già nel 2006, i Vivai Cooperativi Rauscedo avevano percepito l’importanza di dare risposte tangibili alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola e per tale motivo hanno dato corso ad una proficua collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obbiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà ad uva da vino resistenti alle principali malattie (peronospora e oidio).

I vitigni resistenti sono ottenuti mediante incroci interspecifici tra varietà sensibili di Vitis vinifera e una selezione che porta i caratteri di resistenza. Queste selezioni derivano da 50, a volte 100 anni di reincrocio tra vite europea e ibridi realizzati alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento usando viti americane e/o asiatiche.

Mediante l’utilizzo di queste varietà è possibile ridurre il numero dei trattamenti fitosanitari, limitare gli sprechi d’acqua, evitare inutili fenomeni di compattazione del suolo e abbattere i costi di produzione. Tutto ciò, senza compromettere la qualità, la salubrità e le caratteristiche del vino ottenuto, come dimostrato dalle analisi e dalle degustazioni svolte, che hanno evidenziato come il profilo aromatico ed organolettico dei vini ottenuti da questi vitigni sia molto apprezzato dal consumatore finale. Partendo dal presupposto che l’agricoltura biologica, per essere remunerativa, necessità di particolari condizioni pedo-climatiche e che quindi non può essere realizzata in ogni territorio, l’impiego di queste varietà può rappresentare una concreta soluzione/opzione nel rispetto dei limiti imposti a livello comunitario sull’impiego del rame che limitano sempre più gli areali idonei a suddetta agricoltura.

Coltivazione della vite in campo aperto

LE BARBATELLE

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